LO SCOPO DELLA VITA:
Lo scopo è una richiesta che l'Esserci fa al Tutto per orientarsi. Il senso è ciò che il Tutto è quando nessun Esserci sta chiedendo nulla.
L'Esserci si orienta leggendo, tramite l'Operatore, i fatti che il Tutto fa accadere. La realtà è temporalmente cieca — non ha coscienza della stabilizzazione data dalla coerenza dell'Asssoluto— ma l'Esserci non è normativamente cieco, perché l'Operatore gli fornisce il criterio universale di lettura [1 = spiegazione].
Lo scopo dell'Esserci non è uno stato finale di completa comprensione, ma il ciclo iterativo di osservareapplicaredecidereagirerivedere. Questo ciclo è la modalità locale attraverso cui il Tutto si vede tramite l'Esserci.
1. si dice che la realtà è temporalmente cieca perché nel tempo del divenire, essa non ha coscienza di sé, accade e basta. La realtà è un processo automatico, meccanico nel senso più puro. L'Esserci, naturalmente, è temporalmente anch'egli cieco, non conosce il proprio futuro ed è soggetto al determinismo della realtà. Però... vi sono 2 livelli di cecità, il primo è appunto l'incoscienza del futuro, ma il secondo è normativo. L'Esserci non è cieco rispetto a cosa è giusto fare, non è cieco rispetto al criterio di valutazione. Ogni Esserci non è cieco rispetto al criterio di valutazione, pur restando egli entro i confini del determinismo, dando quindi l'illusione che vi sia una possibilità di valutazione totalmente autonoma.
Poossiamo dire che la realtà esprime la sua valutazione tramite l'Esserci, che in quanto coscienza delegata dell'Esssere (realtà) diviene normativamente NON cieco e quindi capace (nel termine deterministico pre-determinato) di determinare ciò che è giusto e sbagliato.
Questo è lo scopo di tutto ed è lo scopo di ogni essere vivente e non vivente.